Incontri nella polvere dell’Isola

Incontri nella polvere dell’Isola

3 Novembre 2020 1 di Linguadipolvere
Sono in passeggiata. In verità sono un po’ stanca. Mi faccio rapire dalle bellezze del luogo e poi cammino fino a non sentire più i piedi. Ho anche un po’ di pensieri. Ogni tanto bussano e quando decido di non aprire, si fanno insistenti. L’unico modo per azzittire le ombre del passato è alzare l’allegra musica del presente. Così,  cosa c’è di meglio di un gelato? Mentre mi gusto il mio mega cono, con la coda dell’occhio vedo un uomo che credo voglia  tentare di vendermi  qualcosa. Si tratta di un ambulante. Sono rari qui sull’isola. Di solito per me non rappresentano alcun problema ma anzi mi diverte scegliere e comprare dei teli da mare.
Oggi però non è che sia proprio dell’umore adatto.   Vorrei dirgli la solita frase:  “grazie ma non mi serve nulla.” Me la ripeto in testa questa frase e sento che è una grande bugia. A tutti noi servono un sacco di “cose”. Decido di dire la frase giusta. “Ciao, ti serve qualcosa?” Alza le mani come se volesse dire che non ha una pistola. Infatti lui non ha nessun’arma da fuoco. Ne ha una molto più potente che arriva al cuore. “Non voglio vendere nulla solo far vedere la mia arte. Tu puoi venire?” Non capisco cosa intenda ma faccio qualche altro passo verso di lui. Mi indica di guardare lì, dall’altro pezzo della strada.  Sotto vecchi cartoni ci sono questi disegni e molti altri. Li guardo ammirata!!! “Posso vederli?” Mi dice di si nel suo italiano misto all’inglese. “Quanto costano?” chiedo. “Va bene quello che vuoi tu.” Ormai ho il cuore spappolato. Mi sono dimenticata di quegli stupidi pensieri. Mi sono dimenticata del periodo così difficile a livello mondiale. Abbiamo la mascherina . Quella nessuno se la scorda perché sento la bocca bloccata. Prendo il disegno di una passionale piazza S. Marco ma non mi basta. Vedo anche una rappresentazione molto singolare dell’ultima cena di Leonardo. Per un attimo abbasso la mascherina perché voglio che mi veda e mi senta per bene:  “Sono bellissimi me li firmi?” Mentre lui li firma vedo cos’ho nel portafoglio. “Ecco sono per te. Grazie mille!” Lui guarda le banconote con lo stupore di un affamato che non pensa di trovare il pane. Esita.  “Prendili …per favore“. Lui non prende subito  il denaro ma mi abbraccia. Non mi chiede il permesso. Fa uno slancio e mi abbraccia talmente forte da farmi sentire i suoi lacrimoni caldi. All’inizio mi sento come un tronco. Penso a quegli abbracci che non ci saranno mai più. Quelli dove c’ero tutta e che solo io posso sapere. Penso che non so più abbracciare. Penso, questa mia testa… non si ferma mai. La  vita mi mette sempre davanti delle situazioni nuove, dove sono chiamata a testare la mia umanità e quella altrui.  Lo abbraccio anch’io. Posso farlo, voglio. Sento quanto è minuto. Gli sussurro una grande verità e bugia nello stesso tempo. “Sei un artista bravissimo, andrà bene…” Prendo i disegni. Hanno delle sigle appena accennate. 
 

 

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