Schiavi e Re – Facendo colazione al That’s Amore

Schiavi e Re – Facendo colazione al That’s Amore

23 Febbraio 2021 0 di Linguadipolvere

Sono in uno dei bar gestiti da italiani nella graziosa e principale via di Corralejo: Av. Ntra. Sra. del Carmen. Il bar si chiama That’s Amore. Hanno delle gradevoli brioches e una vasta scelta di colazioni per tutti i gusti, merende, pranzi leggeri (bugia…qui di leggero c’è poco, perché è tutto molto sostanzioso 🙂 ) Prendere il caffè su questa isola è quasi catartico. Si tratta di uno dei momenti dove ci si ferma a gustare ma anche a pensare a cose e situazioni quotidiane. A volte ci si sofferma su notizie e argomenti lette sui giornali o sul web. Oggi leggevo su un social, il post di una donna che mettendo insieme il vero concetto di “adattamento per sopravvivere”, specificava molto bene la differenza fra chi si rassegna al peggio, al mediocre, al “non posso meritarmi altro” e chi invece si adatta in attesa di avere il meglio per se, la propria vita, il proprio cuore. Sempre secondo lei, vengono distinti in schiavi e Re. I primi vanno avanti per osmosi, smettono di lottare, perché tanto a che serve? I secondi sono convinti che con pazienza, passione, resilienza, riusciranno ad uscire anche dalle situazioni più brutte, precarie, disumane. Per poi ritornare “sul trono della vita” da veri Guerrieri o Sovrani. Pensavo che non mi ci vedo in nessuno dei due modi di sentire le avversità. Esistono delle sfaccettature sottili, fatte di intelligenza emotiva, astuzia, ragionamento. Esiste quel tipo di empatia che non puoi barattare nemmeno quando non ti resta niente. Esiste quella ferma volontà di lasciarsi ogni etichetta alle spalle. Perché io posso passare il resto della mia vita da adesso in poi a servire ai tavoli, senza per questo aver buttato una laurea e un master. Posso passare l’esistenza a godermi il sole che tramonta mangiando pane e formaggio e sentirmi ricca, sovrana di un popolo fatto di anime libere, semplici, capaci di veri cambiamenti, anch’essi sovrani di un pezzo di terra senza proprietà. Voglio la pace. Quella di chi ha deposto armi, rancori, odio, rabbia mal riposta. Non mi interessa raccontare di “avere ragione” su Tizio o Caio. Essere “la buona” al finale di ogni storia. Voglio essere felice. Voglio avere nella mia mente lo spazio per disimparare tutto quello che mi ha portato dolore. Voglio una vita larga, dove è anche previsto che molte cose andranno male ma esercitando l’attesa e la pazienza, tutto si risolverà perché darò una mano al tempo senza temerlo. Voglio sentirmi piccola, ed entrare in mondi che non conosco. Sono un essere ripetibile e ci sono miliardi di versioni più adatte e utili di me. L’ho capito da un pezzo. Se invece a voi non è ancora chiaro, allora significa che dovete lasciare andare qualcosa del vostro bagaglio esperienziale. Siamo speciali solo quando accettiamo la nostra parte umana, fallibile e mortale.

 

 

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